Chi siamo
Cosa non trovi su Instagram, e perché abbiamo fatto vibralto
Sabato sera. A San Salvario c'è una rassegna jazz in un circolo che esiste da vent'anni. In Aurora un vernissage in uno spazio nuovo. A Vanchiglia un talk su un libro di filosofia. In Borgo Po un concerto di musica antica in una chiesa sconsacrata. A Cenisia una proiezione.
Se chiedi a un torinese qualunque, te ne dice forse uno. Forse due, se conosce il quartiere. Il resto è invisibile. Non perché non sia interessante — perché nessuno sa che esiste.
La parte di città che non vedi
Le città italiane hanno tutte lo stesso problema. Cinque o sei eventi al giorno sono sotto i riflettori — quelli con un budget di comunicazione, quelli che già hanno un pubblico, quelli sponsorizzati da una piattaforma. Il resto — circoli ARCI, centri sociali, spazi autogestiti, gallerie indipendenti, librerie che fanno presentazioni, locali piccoli con programmi seri — esiste, succede, e non lo trovi.
Non è un bug del sistema. È il sistema. Le piattaforme di scoperta — Eventbrite, Dice, gli stessi feed dei social — sono ottimizzate per il volume di click. Quello che produce volume di click è il famoso, non l'interessante.
A noi interessava la parte che resta fuori.
Cosa fa vibralto
vibralto è una pagina che ogni mattina dice cosa c'è a Torino. Concerti, talk, mostre, presentazioni, proiezioni, laboratori — tutto quello che si qualifica come evento culturale in una data precisa.
Per costruirla, abbiamo identificato circa centocinquanta fonti torinesi (locali, circoli, gallerie, associazioni) e ogni notte un sistema controlla cosa hanno pubblicato nelle ultime ventiquattr'ore. La maggior parte pubblica su Instagram — non perché lo preferiamo noi, ma perché è dove la scena indipendente comunica davvero.
Non aspettiamo che gli organizzatori vengano da noi: andiamo a leggere quello che già pubblicano per i loro affezionati, e lo facciamo arrivare a chi ancora non li conosce.
Non scegliamo per gusto personale: includiamo tutto quello che è un evento. Anche cose che non ascolteremmo mai.
Non chiediamo niente a chi visita la pagina: niente registrazione, niente cookie, niente newsletter (se non la vuoi). Niente algoritmo che decide cosa farti vedere prima.
Cosa non facciamo
Non siamo un'app. Non c'è da installare niente.
Non siamo un social. Non c'è da seguire nessuno.
Non vendiamo biglietti. Quello lo fanno meglio gli organizzatori.
Non siamo un'agenzia di comunicazione. I locali sanno comunicare da soli.
Siamo il tramite tra chi organizza e chi cerca. Una pagina che mostra cosa c'è stasera, e domani, e la settimana prossima. Quando hai trovato quello che cercavi, te ne vai. Funziona così.
Perché Torino
Perché ci viviamo. Perché un'agenda nazionale che mette nello stesso calderone Torino, Milano, Roma e Bologna non funziona — ogni città ha la sua geografia, i suoi quartieri, le sue scene. Conosciamo la differenza fra il Cecchi Point e il Magazzino sul Po, e perché un concerto in Aurora non è la stessa cosa di un concerto in Crocetta.
La struttura è pensata per essere replicabile, una città alla volta — ma una persona alla volta che la conosce davvero. Torino è il primo prototipo. Le altre città arriveranno quando troveremo le persone giuste.
Cosa c'è dietro
Niente cookie, niente tracker — l'analitica è auto-ospitata e non profila nessuno. E un impegno statutario a destinare il dieci per cento del fatturato a un partner di rimboschimento.
Niente di tutto questo è il punto. Il punto è la pagina che ogni mattina dice cosa c'è.
Per il resto — la lunga coda di quello che non vedi quando scrolli — è quello che proviamo a far succedere.